Circa otto mesi fa, esattamente lo scorso 29 Novembre, il Governo ha posto in essere le direttive incluse all’interno dell’ormai famoso Decreto Anti – Crisi. All’interno di quest’ultimo, non potevano sfuggire nuove regolamentazioni inerenti l’ambito dei mutui, con l’introduzione del “tetto del 4%”.
Quest’ultimo corrisponde ad una misura che mira ad andare incontro a coloro i quali sono in debito, dinanzi ai mutui a tasso variabile. Questi ultimi, infatti, avendo tassi sempre soggetti all’Euribor, non concedono tranquillità alle famiglie italiane, e, in caso di aumenti, mettono in seria difficoltà le famiglie nel rispettare il piano di rimborso (o di ammortamento) sottoscritto con l’istituto bancario.
Inglobando solo i mutui a tasso variabile presi per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell’abitazione principale - escluse ville, case signorili, castelli - il tetto del 4% è fissato sulle rate da corrispondere nel 2009. Infatti, la differenza tra il maggior tasso e la suddetta percentuale, va a carico dello Stato, che cerca così di andare incontro ai debitori in difficoltà.
La regolamentazione del 4%, in ogni caso, si limita a quei mutui che hanno visto crescere il loro tasso d’interesse, dal momento in cui il mutuo è stato erogato.
L’eventualità di mutuatari che già avevano un tasso superiore al 4%, prevede invece che il tetto sia rappresentato dal tasso contrattualmente previsto alla data di sottoscrizione del mutuo.
Il tetto ha trovato applicazione per tutti quei mutui stipulati in data precedente al 31 Ottobre 2008, mentre si tiene conto del tasso BCE per i mutui datati 2009, ai quali la banca aggiunge un suo personale margine di guadagno, denominato Spread.
Di seguito, si riporta un utile tabella - tratta dal portale Studiamo.it - che identifica e spiega al meglio le sei possibilità in relazione all’introduzione di cui abbiamo sino ad ora parlato:

di Matteo Aldamonte
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