C’era una volta la Banca Centrale Europea, che per far fronte ai problemi economici dell’Eurozona decise di tagliare il tasso di riferimento, portandolo dall’1,50 all’1,25%. Una buona mossa, soprattutto una notizia positiva per famiglie e imprese alle prese con un mutuo, visto che rate e costi sarebbero dovuti (in teoria) calare per garantire un maggior risparmio.

Ma i conti con lo Spread non erano stati fatti. Lo Spread, sì, ovvero il guadagno che le banche applicano sulle singole operazioni e che già da qualche settimana sta facendo registrare valori record, sino ad arrivare ad oggi: valori record, picchi stratosferici che hanno fatto tremare in modo particolare il nostro paese, che in generale rischiano di annullare l’effetto positivo cercato dalla Bce.

A dirlo sono gli analisti, preoccupati dallo scenario che si prospetta nell’Eurozona: l’intenzione delle banche sembra essere quella di ridurre al limite l’accesso al credito, garantendo finanziamenti soltanto a chi dall’altra parte assicura di poter poi rimborsare il debito. Niente rischi per gli istituti di credito in questo periodo di forte incertezza economica e finanziaria.

Questo non giustifica tuttavia i rialzi degli Spread, già elevati nelle settimane scorse. Anche i prodotti offerti a tassi più vantaggiosi oggi partono da spread superiori al 2% e ci sono istituti che arrivano al 3%. Poi, come se non bastasse, le banche stesse hanno alzato l’asticella per la concessione dei finanziamenti, abbassando la percentuale di finanziamento rispetto al valore dell’ immobile, mosse dalla previsione, fondata o meno che sia, di una caduta del mercato residenziale e quindi di un deprezzamento dei beni ipotecati.

E in tutto questo il tasso variabile sembra tornato a fare la parte del leone: i due terzi delle richieste al momento gli appartengono. L’Euribor inoltre dovrebbe raggiungere l’1% entro il Settembre 2012; bisogna però rilevare che, con gli spread attuali, una risalita dei tassi nei prossimi anni potrebbe avere conseguenze pesanti sulla sostenibilità delle rate.

di Matteo Aldamonte


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