”La fase recessiva ha gettato una luce sul problema della rapida crescita dell’indebitamento delle famiglie italiane”. Esordisce così un rapporto della Censis – Confcommercio, che si soffermava appunto sul periodo di forte indebitamento, dovuto alla scarsa circolazione e disponibilità di liquidità, che stava riguardando direttamente gran parte delle famiglie italiane.
Proprio per queste ultime, le ultime analisi riservano finalmente qualche bella notizia. Sempre attraverso il medesimo rapporto sopra citato, Censis – Commercio fa sapere che l’indebitamento delle famiglie italiane è in calo, e sono pertanto diminuite le richieste di finanziamenti.
La crisi ha trasformato il Belpaese in una terra di risparmiatori? Non è così, o almeno non lo è completamente. La situazione di parziale calma economica sarebbe dovuta, infatti, alla diminuzione dell’acquisto di beni durevoli, come ad esempio le automobili, che sono solitamente comprati attraverso la contrazione di debiti, per effetto di pagamenti dilazionati e rate varie.
Numeri alla mano, scende dal 17,8% al 15,5% la percentuale di famiglie che richiedono finanziamenti ad istituti creditizi, o che in qualche modo sono costrette a creare situazioni di debito. Quelle che lo fanno, recita il rapporto, rispondono solo a casi di essenziale necessità, dinanzi all’assenza di denaro liquido.
Ma se la situazione debitoria mostra qualche miglioramento, c’è da considerare l’altro lato della medaglia: diminuisce l’acquisto di beni durevoli; un calo, questo, che però fa soffrire il mercato dei consumi dove, di questo passo, si registreranno contrazioni per il 3% entro la fine dell’anno.
E’ facile intendere come a questa situazione farebbero seguito conseguenze sconvenienti, come l’aumento dei disoccupati e dei lavoratori in cassa integrazione. Le soluzioni proposte in merito, risponderebbero a forti detassazioni per coloro i quali percepiscono uno stipendio fisso, e per i precari, principali “bersagli” di questa crisi.
Stabile, poi, il mercato debitorio collegato ai mutui, altro tasto dolente per la popolazione della nostra penisola. Le richieste rimangono in questo caso fisse, ma a diminuire sono le famiglie che si dichiarano in difficoltà con le scadenze, per il pagamento delle consuete rate.
La percentuale di queste ultime scende di ben sei punti percentuali: si è passati, infatti, dal 44,1% al 38,1% di quanti erano stati presi in considerazione nel rapporto. Non sono tutte rose e fiori, e le difficoltà economiche sono sotto gli occhi di tutti, certo. Ma sarebbe altrettanto errato non prendere questi segnali come un possibile allentamento da parte della crisi.
di Matteo Aldamonte
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