Oggi chi detiene un reddito basso, dimostrabile attraverso il calcolo del ISEE può accedere a notevoli agevolazioni se decide di negoziare il mutuo attualmente attivo sul proprio conto. È il frutto del decreto legge approvato agli inizi di Maggio del 2011 dal Consiglio dei Ministri. Al momento in cui questo decreto fu approvato si trattava di una legislazione di urgenza per attenuare l’effetto della crisi economica sui bassi redditi.

In generale si tratta di uno strumento a disposizione dei consumatori e che consente di rinegoziare il mutuo fino alla fine del 2012, ma è possibile che la sua vigenza venga ulteriormente allungata. L’idea alla base del decreto è molto semplice; chi oggi ha contratto un mutuo a tasso variabile con un istituto di credito può richiederne la rinegoziazione al fine di migrare verso una forma di mutuo a tasso fisso.

Questo passaggio ovviamente ha senso solo se la nuova rata diventa effettivamente più conveniente per l’utente e questo può essere valutato solo attraverso precisi calcoli che devono tenere in considerazione la lunghezza temporale del mutuo.

Con il passaggio si lascia un mutuo a tasso variabile e si migra verso un mutuo a tasso fisso dove il tasso è il minore tra l’IRS corrente per l’utente stesso e quello a 10 anni. Può richiedere di rinegoziare il mutuo solo chi appartiene a nuclei famigliari con un indicatore ISEE inferiore a 30 mila euro annui e per un mutuo non superiore a 150 mila euro.

A differenza di altre agevolazioni che riguardano il mondo dei mutui, quella della rinegoziazione può essere richiesta per un qualsiasi immobile adibito ad abitazione, e quindi non solo per la prima casa. La rinegoziazione ovviamente ha più senso se si prevede nel medio o lungo termine un aumento dei tassi che renda non più conveniente il tasso variabile.


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