Ottenere un prestito non è qualcosa di adatto a precari e lavoratori autonomi. Lo dice la situazione generale del Bel Paese, ma al tempo stesso lo dicono analisi di mercato riguardanti proprio la situazione del credito in Italia.

Secondo recenti statistiche, il 74.2% delle richieste di finanziamenti sono giunte alle banche da lavoratori con un contratto a tempo indeterminato. Una categoria, questa, che nella nostra penisola sembra ormai solo una realtà lontana, ma che al tempo stesso rimane l’unica in grado di assicurare alle banche le garanzie necessarie per accedere al credito.

A testimoniare le difficoltà per gli altri italiani nel richiedere prestiti di denaro, il salto della percentuale rispetto all’anno scorso: i lavoratori a tempo indeterminato appena dodici mesi fa erano pari al 63%, dato cresciuto in maniera significativa a distanza di un anno e che la dice lunga sulla situazione generale del credito nel Bel Paese.

Perché? In particolar modo, le banche continuano a inasprire i criteri di accesso ai prestiti. E’ quella che si chiama stretta creditizia: con lo Spread interno che aumenta e le pretese complessive che rimangono inarrivabili per molti italiani - precari e autonomi, appunto - ottenere un prestito non è altro che un’impresa.

Sarà da vedere, dunque, in che modo evolverà lo scenario del credito italiano. In che modo, soprattutto, il mercato italiano risponderà ai tassi d’interesse in calo, che potrebbero garantire situazioni interessanti e in qualche modo vantaggiose. Anche se risulta difficile, ad oggi, crederlo sul serio.


Ciak! on Facebook

Versione Stampabile:

Stampa questo articolo

  1. Un po' di silenzio! Perché non lasci un commento?