Si sente parlare sempre più spesso, ormai, del Credit Crunch.
Da noi è anche la stretta creditizia, ovvero il fenomeno per effetto del quale le banche non tendono a concedere prestiti e mutui. O almeno: lo fanno in maniera sempre meno frequente, lo fanno alzando l’asticella dei requisiti minimi per l’accesso al credito e dunque tagliando fuori gran parte delle famiglie e delle piccole e medie imprese.
E’ un fenomeno europeo, il Credit Crunch, che chiaramente ha riguardato da vicino il mercato italiano. Secondo gli esperti, poi, quella attuale è la contrazione più forte da qui al 2008, dai tempi del crack Lehman.
Il riferimento è ai prestiti che vengono erogati tra un paese e l’altro: nel quarto trimestre dell’anno questi sono scesi di ben $799 miliardi di dollari; male anche i prestiti alle banche dell’Eurozona, che hanno segnato una flessione di $364 miliardi, o -5,9%, con riduzioni drastiche che hanno colpito soprattutto l’Italia -9,8% e la Spagna (-8,7%).
Secondo il rapporto trimestrale, tale situazione è da ricondurre “soprattutto alle banche che hanno sede nell’Eurozona e che fanno fronte a continue pressioni per ridurre il loro rapporto di indebitamento (dunque, il leverage)”.
“Quello che stanno facendo è spaventoso”, ha commentato a margine dei dati emersi l’esperto Ambrose Evans-Pitchard. “Se le banche riducono i loro bilanci, distruggono moneta. E ciò provoca una contrazione del credito e intensifica la recessione. Questo è il motivo per cui stiamo facendo fronte a un rallentamento globale”.
La situazione rimane, dunque, difficilissima per famiglie e imprese del Bel Paese. La via d’uscita? Ad oggi è difficile da scorgere.
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