Quello dei prestiti alle Piccole & Imprese Imprese sta rappresentando un dibattito di prim’ordine nel panorama sociale italiano, poichè queste ultime stanno riscontrando, in un periodo di difficoltà economica legata alla crisi, insormontabili difficoltà nell’accesso ai finanziamenti.

Tutto è legato a quello che prende il nome di “Credit Crunch”, ovvero “Stretta Creditizia”. Essa rappresenta l’inasprimento delle banche, in merito a condizioni necessarie per l’accesso ai prestiti ed ai costi degli stessi, in seguito al riscontro di una situazione economica in cui diventa troppo alto il tasso di rischio attorno alla solvibilità dei clienti.

Solvibilità
Capacità del debitore di fare fronte alle obbligazioni assunte. Il grado di solvibilità è strettamente correlato alla situazione finanziaria del debitore.

Un irrigidimento, quello degli istituti bancari, che la aziende del Belpaese stanno sentendo sulla propria pelle: non riescono, secondo i sondaggi, ad accedere agli aiuti economici soprattutto a causa poichè incapaci di soddisfare le garanzie richieste, oppure perchè impossibilitate a coprire il costo dei finanziamenti per tutta la loro durata.

Tutto ciò sta caratterizzando, come detto, il dibattito di quest’ultimo periodo. Ad alimentare lo stesso, probabilmente, ci penserà un’analisi, datata 7 Ottobre e condotta dalla Commissione Europea/BCE, proprio in merito alla situazione, del binomio PMI – banche, nei sette paesi più avanzati d’Europa (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Paesi Bassi).

L’Italia è in testa, praticamente in ogni tipo di sotto – indagine che ha caratterizzato il rapporto. Il 55,8% dei prestiti erogati nella nostra penisola, tanto per iniziare, è rivolto alle aziende, a differenza di percentuali ben più basse negli altri sette Stati.

Il problema gira intorno all’aumento esponenziale delle richieste di finanziamento, le quali si scontrano sempre più con i rifiuti delle banche, proprio a causa di quel tanto odiato “Credit Crunch”.

Numeri precisi arrivano anche in merito alle motivazioni principali per cui le PMI non riescono ad ottenere i prestiti desiderati: il 37% di loro afferma che è impossibile esaudire tutte le richieste, in tema di garanzie, poste dagli istituti bancari; il 36,9% individua la difficoltà maggiore, invece, nell’impossibilità di far fronte ai tassi troppo elevati ed ai costi eccessivi.

In merito a quest’ultima casistica, vengono in mente i famosi spread - il margine di guadagno della banca, per intenderci – del 9%, di cui tanto si è parlato.

A commentare il rapporto della BCE è stata la CGIA di Mestre, nella persona del suo segretario, Giuseppe Bortolussi: “Pur riconoscendo lo sforzo fatto in questi ultimi mesi e la solidità del sistema bancario italiano – dichiara – il nostro Paese continua a mantenere i più elevati livelli di criticità nell’erogazione del credito. E’ vero che le disposizioni di Basilea 2 sono molto stringenti anche per le banche, tuttavia rimane il problema di dare con continuità il credito alle piccole imprese altrimenti non si riuscirà ad agganciare la ripresa economica e a mantenere gli attuali livelli occupazionali”.

Il momento è difficile, ma c’è anche chi, per la verità, prova a migliorare la situazione: vengono in mente le ultime misure della Cassa Depositi e Prestiti Bancari, la quale  ha annunciato la riduzione dei tassi d’interesse applicati ai prestiti, diminuendo, inoltre, anche i differenziali sull’Euribor a 6 mesi di 15 basis point.

di Matteo Aldamonte


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