Fanno riferimento alla fine del 2011 i dati di una recente stima riguardante l’universo del credito italiano, ma la dicono lunga sulla situazione che le Piccole e Medie Imprese (Pmi) si trovano a dover fronteggiare mese dopo mese.
“Fino allo scorso Novembre il credito erogato dalle banche italiane al settore privato non finanziario aveva continuato ad aumentare, pur se a ritmi decrescenti. A Dicembre, invece, i prestiti alle imprese si sono contratti di circa 20 miliardi, e in base ai dati preliminari un’ulteriore, lieve, contrazione si sarebbe verificata in Gennaio”. A dirlo è direttamente il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso della fiera di Parma.
Un dato importante, dunque, al quale Visco aggiunge: “Le indagini svolte presso banche e imprese segnalano anche un irrigidimento nelle condizioni di offerta dei prestiti”. Poco importa se questo fenomeno viene chiamato Credit Crunch, come lo definiscono le aziende e gli imprenditori, oppure un semplice rallentamento dei flussi di credito, dovuto peraltro a contrazioni di domanda/offerta al tempo stesso.
“Servirebbe una grande azione di sistema – suggerisce il presidente di Assonime e di Bnl, Luigi Abete, nelle sue dichiarazioni riportate su Il Sole 24 Ore, dove propone “un fondo di garanzia nazionale capace di mettere insieme le risorse degli enti locali, delle camere di commercio, dei confidi”. Lo stesso Abete, poi, chiarisce sul Credit Crunch: “non bisogna confondere pluralità di casi di tensione o difficoltà con fenomeni di credit crunch generalizzato, che allo stato non appare in una dimensione di rischio rilevante”.
“Dovremo aggiornare i nostri criteri, per finanziare chi se lo merita”, sostiene Andrea Beltratti, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo. Tutti i torti non li ha, almeno sotto l’aspetto ideologico: le banche devono tutelarsi, non possono rischiare il tracollo per eccessivi prestiti che non rientrano. Ma al tempo stesso servono “maggiori capacità di innovazione, di patrimonializzazione, di internazionalizzazione”.
Al momento, comunque, l’unica strada sembra essere la riapertura dei termini per la Moratoria. In attesa di tempi migliori.
di Matteo Aldamonte
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Sono tempi duri per tutti, ma di certo se non si aiutano le imprese a ripartire ne risentiremo tutti. Speriamo che i decreti dell’attuale governo riescano un po’ smuovere le acque!