Novità in tema di trasparenza tra banche italiane e clienti. Tutto è entrato in vigore lo scorso 3 Dicembre, attraverso il Decreto Legislativo 13 agosto 2010 n. 141, e troverà applicazione già in questi giorni, soprattutto per coloro i quali hanno sottoscritto, con l’istituto di credito, un contratto di mutuo.
Le banche del Belpaese dovranno infatti fare a meno, in tali accordi con il cliente, del cosiddetto ‘ius variandi’, ovvero delle modifiche contrattuali di natura unilaterale, che spesso gli istituti si riservano di applicare sulle condizioni economiche di contratti e accordi con i clienti.
Questi possono essere di duplice natura: intedeterminati, come nel caso dell’apertura di un conto in banca, oppure nel caso contrario a tempo determinato. Quest’ultima categoria riguarda proprio i mutui e tutti i finanziamenti vincolati da una scadenza, i quali saranno appunto tutelati dal Decreto Legislativo.
Per l’esattezza, la nuova regolamentazione prevede che in tali contratti si potranno ancora inserire nei contratti clausole di ius variandi, ma solo in presenza di un giustificato motivo e, soprattutto, che non che riguardino i tassi di interesse contrattualmente pattuiti.
Il tasso d’interesse che la banca vi proporrà inizialmente - e che quindi apparirà sul contratto - sarà lo stesso per tutta la durata del mutuo. Nessuna sorpresa su aumenti di Spread e spese di vario genere, con validità sia nei mutui a tasso fisso che a tasso variabile, senza distinzione.
Come devono prendere queste novità i consumatori? Da un lato, una maggiore trasparenza non potrà che essere positive. Certo è che, soprattutto nel caso dei mutui, si corre il rischio di vedere gli Spread (il compenso, espresso in percentuale, che la banca ‘aggiunge’ al tasso di partenza impostogli dalla Bce) salire già in principio, nel momento in cui l’accordo per il mutuo viene discusso con il cliente.
E quest’ultimo potrebbe ritrovarsi ancora stretto nella morsa di Spread fissi per la durata del finanziamento, ma comunque più alti in partenza. Non saremmo, in tal caso, punto e a capo?
di Matteo Aldamonte
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