Il Credit Crunch, come avevamo spiegato anche noi di Ciak!Prestiti&Mutui, è stato il fattore che ha maggiormente caratterizzato il rapporto tra banche e imprese, nel periodo in cui la crisi ha fatto capolino, mettendo in difficoltà le aziende del Balpese.

Con questo termine, Credit Crunch, si intende la stretta finanziaria imposta dagli istituti bancari, i quali avrebbero appunto chiuso i rubinetti nei confronti delle Piccole e Medie Imprese (Pmi), concedendo con il contagocce prestiti e finanziamenti, nonostante il momento di difficoltà.

E in effetti, le banche italiane hanno realmente quantomeno irrigidito i parametri per il prestito di denaro liquido, verificando con maggiore attenzione le condizioni della singola azienda, e cercando di tenere lontani eventuali rischi di insolvenza.

Eppure, nell’ambito dell’ultimo seminario dell’Abi, tenutosi a Gubbio, il suo presidente, Corraido Faissola, ha parlato di ben “80 miliardi di extracredito” che gli istituti creditizi del paese avrebbero messo a disposizione ed erogato nei confronti delle Pmi. Altro che Credit Crunch, insomma.

Ma sarà vero? I dati sono pur sempre dati. E come lo sono gli 80 miliardi di extracredito, lo sono anche i 55 miliardi registrati a Settembre, a costituire le sofferenze delle aziende italiane, ed i quali si preparano ad aumentare ancora nel prossimo 2010.

E mentre i numeri crescono, il tempo passa: Dicembre sarà il mese di chiusura dei Bilanci, atteso con ansia da Giuseppe Morandini, presidente della Piccola industria di Confindustria. La sua è stata più che altro una provocazione alle dichiarazioni di Faissola, la cui risposta non si è fatta comunque attendere.

“Quando avremo i bilanci li guarderemo, ma già oggi è evidente che le imprese sono in difficoltà; e quindi si tratterà di considerare il momento del tutto straordinario. Sono moderatamente preoccupato - ha ammesso – ma in passato – ha aggiunto, per sottolineare la disponibilità degli istituti di credito – se le banche avessero revocato i fidi alle imprese con risultati negativi, avrebbero distrutto il 40% della piccola industria italiana”.

E poi, anche Faissola non si è risparmiato una provocazione per le Pmi del Belpaese: “Le imprese, se vanno bene ci nascondono gli utili per scopi fiscali; se vanno male ci mostrano solo le perdite”, ha concluso con sarcasmo.

di Matteo Aldamonte


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