Il mutuo con il Cap funziona. A rivelarlo sono gli ultimi dati pubblicati in materia di mutui e finanziamenti, dai quali, appunto, è emerso che la sicurezza del mutuo ‘cap’ piace agli italiani.
Ne avevamo parlato mesi fa: il mutuo con il Cap rappresenta una novità sul mercato, ed è studiato per “bloccare” in qualche modo il tasso d’interesse, legato alle oscillazioni dell’indice Euribor. A far alzare o abbassare l’importo delle rate mensili è, invece, il costo del denaro. Ed anche qui, banca e cliente trovano un accordo, fissando sempre un limite che l’importo mensile non può superare.
Una sicurezza non indifferente. Che però costa sempre di più: ad aumentare, infatti, è lo Spread, ovvero la percentuale spettante alla banca nell’operazione di accensione del mutuo. Tra i mutui a tasso variabile semplici e quelli con il Cap, tale Spread varia molto, a volte anche per 100 punti base.
Ovvero? Parlando in cifre più ‘familiari’, un mutuo di 150mila euro, da rimborsare nel giro di 25 anni, verrebbe a costare circa 75 euro in più al mese, qualora venisse scelto con il Cap, a dispetto di quello a tasso variabile semplice.
Ecco perchè se è indiscutibile il vantaggio derivante dal Cap, legato al blocco della lievitazione delle rate, nel caso i tassi europei fossero alzati, in media, di oltre 200 punti base rispetto alla soglia attuale, altrettanto fuori-discussione è la necessità di tenere sott’occhio lo Spread ed il suo valore percentuale.
E’ importante, quindi, monitorare al meglio il mercato e individuare mutui con costi aggiuntivi contenuti, e che non rischiano di vanificare il risparmio ottenuto, al contrario, attraverso il momento positivo, per i consumatori, dell’Euribor.
di Matteo Aldamonte
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