Sempre più, in questo periodo, coloro i quali si recano in banca per richiedere un mutuo, si vedono proporre dagli operatori finanziari l’opzione del “tasso misto“. Magari poi questo viene spiegato con l’occhio della banca, dove un tocco di malizia è sempre da mettere in conto.
Ecco perchè una corretta informazione in merito, considerando l’ormai larga diffusione che sta riguardando tale opzione, risulta più che necessaria. Il web, in questo, ci accorre in soccorso.
Il mutuo a “tasso misto” è rappresentato da una formula che contempla il cambiamento, una o più volte e ad intervalli di tempo prestabili, delle modalità di calcolo degli interessi. Si passa senza problemi, quindi, da un tasso fisso ad un tasso variabile.
Esso permette, quindi, una sorta di “salvataggio” in caso di aumento dei tassi, rappresentata dal passaggio all’opzione fissa. Tuttavia, è bene ricordare come un aumento del costo del denaro, che si ripercuote sul campo dei variabili, non lascerà indenni i tassi fissi: ecco perchè, in ogni caso, si registrerà un aumento della rata mensile.
La chiave di volta della questione sta nel passaggio “variabile – fisso”, che è solitamente quello più indicato. Superando la fase variabile indenni, si riesce ad accumulare un risparmio utile in caso di eventuali aumenti; è questo, in sintesi, il vantaggio principale del mutuo a tasso misto.
Ma qual’è la realtà bancaria? Ad oggi, gli operatori finanziari offrono ai risparmiatori una partenza con il tasso fisso, a cui si rimane legati per tre anni. Trascorso questo periodo, è possibile effettuare il suddetto passaggio, ma a determinate condizioni.
Quella principale, che sfugge alla clientela, è che la conferma del tasso fisso - teoricamente la mossa più logica – non può avvenire alle stesse cifre di tre anni prima; se il costo del denaro aumenta, anche il tasso aumenterà, e la banca pretenderà di riconfermare l’opzione “fissa”, ma alle condizioni economiche – finanziarie vigenti in quel periodo.
Ecco che una malaugurata situazione d’inflazione al 10%, che potrebbe ripresentarti negli anni venturi, porterebbe i tassi dei mutui “misti” a raddoppiare improvvisamente. Se a questo aggiungiamo la facoltà della banca di adeguare il tasso di tre anni in tre anni, ecco che l’operazione si presenta rischiosa al pari delle altre.
Ricordate che ben difficilmente la banca si renderà disponibile a prestare denaro, mediante un mutuo ad un lavoratore, mantenendo un tasso fisso per venti anni. Sarebbe troppo rischioso.
Ecco perchè è giusto porsi dinanzi al mercato bancario con attenzione e con la consapevolezza di quel che si va ad incontrare. Sempre meglio che cadere dalle nuvole tre anni dopo la stipulazione del mutuo, quando i conti poi non tornano, e far quadrare il bilancio diviene un’impresa.
di Matteo Aldamonte
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