In queste settimane si parla molto delle difficoltà per le famiglie e per le imprese italiane di sostenere un mutuo ed i suoi costi, visti i tassi di interesse alti e uno Spread che dalla sua fa sentire il proprio peso, rendendo dunque un vero e proprio incubo l’appuntamento costituito dalla rata mensile di rimborso.

Un problema che ha caratterizzato il mercato del credito in queste settimane è quello che viene chiamato “Credit Crunch“: l’accesso ai finanziamenti ridotto ai minimi termini dagli istituti di credito, che irrigidiscono i criteri e dunque stringono il campo della clientela che potenzialmente potrebbe riuscire ad ottenere un prestito o un mutuo.

E’ una situazione, questa, tradotta in numeri proprio in questi giorni nell’ambito di una ricerca di mercato pubblicata da Federabitazione. Secondo le analisi, infatti, circa il 40% delle richieste inoltrate dai consumatori alle banche ha poi un esito negativo e viene dunque rifiutata; non mancano inoltre i casi in cui il finanziamento viene concesso, ma in misura ridotta rispetto alla richiesta originaria del cliente. Quest’ultima fattispecie, in particolare, mette in particolare disagio il potenziale acquirente che deve provvedere a coprire il saldo prezzo con mezzi propri o, ove non ne disponesse, a rinunciare all’acquisto.

“Nella situazione attuale – si legge nella ricerca – è difficile prevedere un rilancio per il comparto immobiliare, considerando che la manovra del governo Monti porterà all’introduzione dell’IMU e alla rivalutazione delle rendite catastali comportando maggiori spese da sostenere per chi è proprietario e disincentivando i potenziali nuovi proprietari. In un contesto di questo tipo non si potrà che assistere nel medio periodo ad una riduzione dei prezzi delle abitazioni, che si sono finora dimostrati sostanzialmente inelastici rispetto alla situazione economica”.

Nel frattempo, però, non bisogna dimenticare delle mosse portate avanti dalla Bce, che ha abbassato i tassi di riferimento dell’Eurozona all’1% e che si aspetta una risposta concreta dalle banche europee, le quali hanno tuttavia nelle loro mani lo Spread e potrebbero utilizzarlo per uscire dalla crisi di liquidità nella quale erano entrati nei giorni scorsi.

di Matteo Aldamonte


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