Tassi troppo alti, per le famiglie italiane è impossibile richiedere un mutuo. E’ questo l’allarme lanciato dal Centro Tutela Consumatori e Utenti, dopo che la nuova manovra finanziaria del Governo ha provveduto ad innalzare il livello delle soglie di usura nel mercato dei mutui italiano.

Questa azione, infatti, permette alle banche italiane di applicare tassi di interesse più elevati sui finanziamenti concessi alle famiglie. Il provvedimento sarà reso attivo nel giro di pochi giorni e prevede una nuova modalità di calcolo del tasso di interesse massimo per i prestiti erogati dalle banche, con l’obiettivo di venire incontro alle aziende con un profilo di rischio più elevato.

Nello specifico, il tasso soglia viene ridefinito aumentando del 25% il tasso medio di interesse rilevato da Bankitalia; a questo si aggiunge poi un margine fisso di 4 punti percentuali, senza però poter superare di otto punti il tasso medio.

Secondo il Centro Tutela Consumatori e Utenti, però, questo nuovo calcolo porterà dei rischi maggiori per i consumatori, poichè ora si andrebbero a favorire soprattutto gli istituti di credito e le società finanziarie, che potranno usufruire di margini più ampi nella determinazione degli interessi passivi da applicare ai prestiti.

L’associazione dei consumatori pone all’attenzione dei lettori anche un esempio specifico, che prende in considerazione i prestiti ipotecari, la cui soglia di usura è salita per i prestiti a tasso fisso del 2,7%, per quelli a tasso variabile, del 3,2%. Percentuali non da poco, insomma.

Secondo le rilevazioni, per un mutuo di 100mila euro con una durata di 20 anni, la rata mensile massima permessa per legge potrebbe in teoria aumentare di 540 euro per i nuovi mutui a tasso fisso, e di ben 565 euro per i nuovi mutui a forma variabile. Numeri, questi, che se dovessero tramutarsi in realtà diverrebbero incredibilmente “pesanti” per le famiglie italiane.

“Difficilmente il Senato tornerà indietro su questa norma”, spiegano dal Centro Tutela Consumatori e Utenti. Ai consumatori, dunque, non rimane che verificare possibili errori nelle applicazioni da parte delle banche, poichè “in vari casi sono state sforate tali soglie, oppure sono emerse altre incongruenze durante i controlli”.

di Matteo Aldamonte


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