Il sentore c’era, anche se le famiglie non ne erano al corrente. A loro tocca pagare la rata, senza rendersi conto, senza essere mai avvisate su importi, costi, raffronti, economie, finanze, debiti e crediti. Loro, le famiglie, ne sanno ben poco. Pagano soltanto.

Ma forse l’intervento pubblico della Banca d’Italia, targato Roberto Rinaldi, capo del Servizio supervisione intermediari specializzati, potrebbe cambiare la situazione. Potrebbe aprire gli occhi, e magari smuovere le acque. Anche se il coltello dalla parte del manico, continuano ad averlo, in tempi di crisi, le banche.

Rinaldi ha confermato quello che, come si diceva, appariva come un sentore, una sensazione: l’importo delle rate a tasso fisso nel nostro paese, risulta il più alto d’Europa.

Al contrario, invece, rimangono nella media, nei canoni del Vecchio Continente, quelli che sono i valori legati ai tassi variabili. “Secondo le rilevazioni armonizzate – ha illustrato Rinaldi – tassi medi praticati in Italia, nel confronto con gli altri paesi dell’area dell’euro, risultano nel complesso allineati per i mutui a tasso variabile; per tale tipologia il tasso d’interesse risulta oggi molto contenuto”.

Ma, con riferimento al Giugno 2009, il dislivello è abbastanza ampio per quello che concerne i tassi fissi: l’Europa fa segnare tassi medi del 4,4%, a fronte del 5,3% che gli italiani si vedono applicare dalle banche della penisola. In piena linea di risparmio, insomma.

Ma in quanti consumatori sapevano di questa differenza tra Belpaese e resto del continente? Pochi. Pochissimi. Ma sono meno quelli che se ne preoccupano, perchè al momento è alta la percentuale di italiani che optano per una tipologia di tasso variabile, tentando di sfruttare il momento positivo dell’Euribor.

Ma anche in quel caso, come sottolinea nuovamente Rinaldi, serve cautela e la giusta informazione da parte degli istituti di credito. “E’ essenziale – ha spiegato – che gli intermediari forniscano alla clientela una corretta e sostanziale informazione precontrattuale sui rischi connessi alla stipula di contratti il cui onere finanziario può lievitare significativamente in presenza di aumenti dei tassi di interesse”.

Volantini, tassi zero, tassi misti, tassi amici. No, non è più il caso. Meglio un’informazione trasparente e sincera. Cominciamo noi, seguendo la Banca d’Italia: i nostri tassi sono i più alti d’Europa. Ora il Belpaese lo sa.

di Matteo Aldamonte


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