Il mutuo oggi è per molte famiglie l’unica possibilità di acquistare casa, ma con i tassi e gli Spread che stanno caratterizzando ora il mercato, il mutuo diviene al tempo stesso il debito in assoluto predonominante nei bilanci degli stessi cittadini del Belpaese.
Lo rivela una ricerca di Bankitalia, secondo la quale i finanziamenti per l’acquisto di abitazioni rappresentano oggi il 41% dei debiti totali contratti dalle famiglie della penisola. Tale dato conferma come i nuclei familiari abbiano dunque come priorità l’acquisto di una casa, anche a costo di dover fare fronte poi a scadenze mensili piuttosto rigide e in ogni caso “pesanti” per via degli importi delle rate che caratterizzano il mercato soprattutto in queste ultime settimane.
Quasi la metà delle passività individuabili nei bilanci degli italiani sono dunque mutui, anche se è ipotizzabile parlare di un dato in crescita in tal senso, vista la situazione economica attuale che porta comunque gli italiani a cercare di acquistare un’abitazione, ma che al tempo stesso li frena su altre spese che potrebbero portare la contrazione di un nuovo debito.
In questo scenario, sono chiaramente minori le percentuali con le quali possiamo individuare altri debiti: per i prestiti al consumo, finalizzati o meno, parliamo di un 13,6% circa. Si attestano invece attorno al 20% tutto l’insieme delle rimanenti forme tecniche di prestito. I debiti commerciali costituiscono, infine, un consistente 21%, anche questo un dato da non sottovalutare.
Tornando in chiusura ai mutui, il trend attuale vede gli italiani orientarsi principalmente nei confronti del tasso variabile, che potrebbe tornare alla ribalta soprattutto ora che la Banca Centrale Europea ha comunicato l’abbassamento dei tassi di riferimento dell’Eurozona, portandoli sulla soglia dell’1%. Non mancano comunque coloro i quali preferiscono un tasso fisso, poichè le previsioni degli analisti parlano di rialzi nel prossimo biennio e potrebbe essere utile “coprirsi” in anticipo le spalle, pur pagando per ora qualche euro al mese in più.
di Matteo Aldamonte
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