Chiude in calo il Giugno 2011 per quanto riguarda le richieste di mutui da parte degli italiani: le analisi del Crif dicono che le famiglie hanno inoltrato alle banche domande per finanziamenti in una percentuale minore del 17% rispetto alla stessa rilevazione effettuata esattamente un anno fa.
Come spiegare questo fenomeno? Alla base delle scelte da parte degli italiani la situazione economica internazionale, con l’inflazione crescente ed il successivo incremento dei tassi d’interesse voluto dalla Bce, che ha portato anche gli istituti di credito italiani ad alzare tassi fissi e variabili, oltre che gli importi mensili delle rate.
“Le famiglie italiane hanno reagito di pancia alle difficoltà dei mercati, alla crisi della Grecia, al mercato del lavoro debole e alle prime avvisaglie di rialzo dei tassi da parte della Bce”, ha spiegato Enrico Lodi del Crif, aggiungendo come l’aumento di un ulteriore quarto di punto voluto dalla Banca Centrale Europea potrebbe irrigidire ulteriormente la situazione.
Anche Luglio non dovrebbe riservare sorprese, con queste prime tre settimane che hanno palesato piccoli cali rispetto allo stesso periodo del 2010.
Lo scenario recente, comunque, non dovrebbe subire grossi scossoni stando alle rilevazioni degli analisti: “A fine anno la crescita delle consistenze dei mutui dovrebbe sfiorare il +7% – prosegue Lodi - Attendiamo anche l’effetto delle politiche di offerta attente al controllo del rischio che potrebbero influenzare l’incremento del mercato”.
Ciò che preoccupa gli esperti del settore è il rapporto banche-famiglie nei prossimi mesi. La Finanziaria 2011 ha infatti annullato ogni aiuto – moratoria in primis – alle famiglie italiane e questo potrebbe annullare anche la maggior disponibilità dimostrata dagli operatori del credito italiano nei mesi scorsi, testimoniato dal calo della rischiosità e delle sofferenze, passate all’1,8% contro il 2,3% di un anno fa.
Rimarrà comunque da vedere come risponderà il mercato dei mutui agli interventi del Governo sull’economia nazionale, oltre che agli ulteriori rialzi dei tassi di interesse preannunciati dalla Bce.
di Matteo Aldamonte
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