Mille miliardi di euro, è il valore della liquidità complessiva che la Banca Centrale Europea ha immesso nel mercato del Vecchio Continente. Lo ha fatto ormai da qualche settimana, con la speranza e l’obiettivo di far diminuire i tassi di interesse e riportare alla normalità la situazione nel mercato creditizio europeo: Spread ragionevole, accesso ai finanziamenti più semplice e rischio Credit Crunch da scongiurare prima possibile.

Doveva andare così, non sta andando così. Almeno in Italia.

In realtà i tassi di interesse sono scesi, soprattutto l’Euribor. L’indice di riferimento dei tassi variabili è costantemente sotto l’1% ed ha reso quella categoria di mutui più convenienti che in passato, almeno per chi ne ha già stipulato uno.

Diversa è la situazione per chi deve accendere ora un mutuo, a tasso sia fisso che variabile. Sì, perché lo Spread applicato dalle banche, ovvero la percentuale che rappresenta il guadagno delle stesse banche sulle singole operazioni, non è sceso più di tanto. Insomma, richiedere un finanziamento è ancora troppo rischioso per tantissime famiglie e per le imprese del Bel Paese, tutte spaventate da impegni a cui è difficile far fronte, oggi più che mai.

La Bce dell’italiano Mario Draghi ha fallito? Ipotesi forse un po’ prematura, ma che già alcuni quotidiani italiani hanno preso in considerazione. I numeri, tuttavia, sono quelli che sono. Per quanto riguarda le famiglie, i prestiti nel mese di Febbraio rispetto a Gennaio sono diminuiti del 2%, rispetto a Dicembre 2011 del 3,7%. Discorso analogo per ciò che concerne il Taeg: la percentuale per il credito al consumo è giunto al 10,1% e quello relativo ai mutui casa è risulta pari al 4,61%.

La situazione non è delle più semplici, perché le stesse banche che non stanno rispondendo come dovrebbero agli impulsi della Bce, sono le stesse che impiegheranno almeno tre anni prima di mostrare reali miglioramenti o passi in avanti, nella direzione della normalità, che siano degni di nota per il sistema economico continentale.

Naturalmente gli istituti italiani sono inclusi in questo sistema. Hanno approfittato dei finanziamenti europei, intanto operano nel settore dei finanziamenti e mantengono lo Spread elevato. Le economie degli italiani, cittadini e imprese, pagano.

di Matteo Aldamonte


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