Pur non rappresentando una realtà eccessivamente problematica, anche l’Italia, con la crisi economica, ha visto crescere il numero delle famiglie aventi difficoltà a fine mese, nell’affrontare rate, pagamenti e scadenze. Tale situazione si lega a doppio filo con la nascita continua di banche ed istituti di credito.
Queste offrono, ad oggi, la possibilità di accedere a denaro prestato ed a finanziamenti d’ogni genere, con grande facilità. Forse troppa, anche per acquisti dalla vaga natura: beni non indispensabili, secondari, per i quali la formula “compri oggi – paghi domani” funge da collante perfetto con i consumatori.
La semplicità nell’accedere a carte di credito ed a prestiti anche dal basso importo (solitamente, a partire dai mille euro circa) rischia però di far perdere al cliente in questione il senso della misura. Eppure, andrebbe tenuto bene in mente come dieci piccoli prestiti, rappresentano altrettanti piccoli debiti ed altrettanti impegni alla fine del mese.
Per evitare che tali finanziamenti vadano a risultare ingestibili per le famiglie, le banche italiane, al passo con quelle del resto d’Europa, hanno applicato la pratica del cosiddetto Consolidamento dei Prestiti, al servizio dei propri utenti. Di cosa si tratta?
Esso permette di sostituire i debiti attualmente in corso con una rata unica di minore entità. Questo tramite una riduzione del tasso applicato allo stesso prestito, ma anche mediante una possibile modificazione della durata del finanziamento, la quale può essere sia diminuita che ridotta.
L’importo massimo ottenibile è all’incirca di 400mila euro; importi maggiori ed una durata sino a 120 mesi, invece, possono essere raggiunti solamente praticando la cessione del quinto.
In definitiva, la pratica del consolidamento può essere molto utile per due motivazioni: permette di ottenere una liquidità extra, poichè, mediante la diminuzione della rata, concede un risparmio alla famiglia; inoltre, esso rende più controllabile la gestione delle uscite, poichè racchiude tutti i piccoli debiti in uno unico.
di Matteo Aldamonte
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