Era stato anticipato, sta divenendo realtà: gli italiani, che essi siano famiglie o imprese, stanno riscontrando difficoltà tutt’altro che tralasciabili in tema di rate, rimborsi e debiti mensili legati ai vari finanziamenti sottoscritti ed ottenuti nel periodo di crisi.
Un periodo che non sembra trovare fine, perchè le difficoltà economiche, tramite prestiti d’ogni genere, sono soltanto state posticipate. Ed oggi se ne sentono le conseguenze.
I dati ufficiali in materia arrivano dalla Cgia di Mestre, la quale ha denunciato la difficoltà di cittadini e imprese nel far fronte alle scadenze dovute a prestiti e finanziamenti di vario genere. Il numero delle insolvenze, per aprire la serie di numeri, è cresciuto dell’8,7% rispetto allo scorso anno.
Qualcosa come, in cifre, otto miliardi circa di euro non rientrati nelle casse degli istituti di credito, per prestiti il cui importo non superava comunque i 75mila euro. Forse le banche avevano previsto queste difficoltà, ed ecco spiegato il tanto criticato “Credit Crunch”, ovvero la stretta creditizia.
Percentuali negative sono state registrare anche per altre fasce creditizie: nello specifico, sino ai 125mila euro i dati sono stati negativi (-5,1%). L’unico dato controcorrente è emerso dalla fascia 125mila – 250mila euro, dove si è avuto un aumento del 7,4%.
Impennate negative, anche alquanto preoccupanti, sono state segnalate, poi, per quanto concerne le cifre più alte, quelle che solitamente vanno a riguardare l’universo imprenditoriale ed aziendale: tra i 500.000 e i 2.500.000 euro l’aumento è stato del +11,1%; tra i 2.500.000 e i 5.000.0000 di euro +20,6%; tra i 5.000.000 e i 25.000.000 di euro addirittura +24,9% e sopra i 25 milioni di euro l’incremento si attesta al +14,9%.
A commentare i dati, è stato oggi Giuseppe Bortolussi, della Cgia di Mestre: “‘Appare evidente, salvo qualche rara eccezione – dice - che i livelli di sofferenza che hanno segnato gli incrementi più evidenti non possono che essere riferiti alle grandi realtà aziendali e ai grandi gruppi industriali presenti nel Paese. Prova ne sia – osserva – che al 30 giugno di quest’anno, secondo i dati della Banca d’Italia, il primo 10% degli affidati ha ricevuto oltre il 78% del totale dei finanziamenti per cassa erogati dal sistema creditizio nazionale”.
“Per contro le famiglie e le micro e piccole imprese non possono che attestarsi su classi di grandezza delle sofferenze bancarie più basse che, sino alla soglia dei 125.000 euro, hanno segnato una diminuzione”, ha poi concluso lo stesso Bortolussi.
di Matteo Aldamonte
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