Quello del credito in rete è un mercato ricco di insidie e ben poco trasparente.
E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione Europea sul credito al consumo che passa per la rete, tramite un controllo che ha riguardato ben 562 siti web dei 29 paesi del Vecchio Continente, con un quadro emerso ben poco rassicurante. Addirittura il 70% dei portali analizzati, infatti, ha mostrato presunte irregolarità circa la protezione dei consumatori.
L’Italia è chiaramente inserita in questa indagine, con numeri tutt’altro che rassicuranti: 15 siti controllati, 12 sono stati segnalati come irregolari. Siamo comunque al pari di altre nazioni come Spagna, Cipro e Malta, con la totalità dei siti bocciati, Finlandia (80%) e Belgio (95%), mentre la situazione è risultata del tutto positiva in Bulgaria, Islanda e Slovenia. Francia e Portogallo, invece, passano in parte il test, attestandosi su percentuali relative del 22% e del 35%.
Quali sono le motivazioni che portano questi siti web ad essere giudicati inadeguati? Tra le motivazioni più gettonate, troviamo scarsa comprensione dei testi, pubblicità priva delle informazioni standard prescritte, offerte e costi presentati in maniera fuorviante o poco chiari. Insomma, elementi che dovrebbero essere contrariamente chiarissimi in siti web dedicati ad un ambito così importante, qual è quello del credito al consumo.
“Quando si vuole un credito può talora capitare che alla fine esso costi più quanto inizialmente preventivato, per imprecisione o mancanza di informazioni importanti. Il credito al consumo non è sempre di facile comprensione: per questo esiste una legislazione europea che aiuta i consumatori a prendere delle decisioni fondate”, ha spiegato Jhon Dalli dell’UE. “Occorre quindi che le imprese offrano ai consumatori le informazioni necessarie in modo corretto. La Commissione ha il dovere di collaborare con le competenti autorità nazionali per raggiungere questo obiettivo”.
L’Unione Europea dopo questa fase di analisi, passerà ora alle direttive per i siti web giudicati poco sicuri, i quali dovranno dunque adeguarsi ad una nuova regolamentazione in merito.
di Matteo Aldamonte
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