Bankitalia ha diffuso oggi i dati sul mercato creditizio italiano relativi al mese di Febbraio. Ne emerge un’Italia in controtendenza rispetto a buona parte dell’Europa: mentre la BCE ha iniettato liquidità nell’economia continentale, provocando un calo diffuso dei tassi d’interesse, il nostro paese ha fatto invece registrare un aumento in tal senso.

Non tutti, sia chiaro. A muoversi verso l’alto sono, in maniera particolare, sui mutui erogati per l’acquisto di immobili e dunque destinati alle famiglie. Siamo passati, in tal senso, dal 4.55% del mese scorso al 4.61% attuale, per un incremento modesto ma che comunque parla di un mercato, quello del Bel Paese, che non ha ancora recepito gli input provenienti dalla Banca Centrale Europea. 

Anche richiedere un prestito al consumo è diventato più caro, coi tassi di interesse saltati dal 9.91% al 10.10% di Febbraio. Diminuiscono tra Gennaio e Febbraio, invece, i tassi d’interesse sui nuovi prestiti erogati alle società non finanziarie: dal 4.06% al 3.80%, una diminuzione importante.

Bankitalia ha inoltre fatto il punto sulle erogazioni nel nostro paese, sempre con riferimento al secondo mese dell’anno. Su questo versante registrata una diminuzione: gli italiani chiedono meno mutui, le banche sono ancora in preda al Credit Crunch (stretta creditizia). “A Febbraio, il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato, corretto per tener conto delle cartolarizzazioni cancellate dai bilanci bancari, è diminuito all’1,3 per cento dall’1,7 di Gennaio”, comunicano da Bankitalia. “Il rallentamento è spiegato principalmente dalla diminuzione del tasso di crescita dei prestiti alle società non finanziarie (0,9 per cento dall’1,4 di gennaio), mentre il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie flette in misura leggermente inferiore (2,7 per cento dal 3,1)”.

Chiudono il rapporto i dati riguardanti i depositi del settore privato. Qui il tasso di crescita annuale è dello 0.50%, “in aumento rispetto al valore negativo (-0,7 per cento) registrato a gennaio. Il tasso di crescita sui dodici mesi della raccolta obbligazionaria è cresciuto al 17,7 per cento dal 16,4 per cento del mese precedente”.


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