Bankitalia traccia un bilancio post-crisi. E distribuisce un po’ le ‘colpe’ in merito a quelle che sono state le problematiche del sistema bancario italiano, e dell’universo creditizio, durante il periodo della crisi economica.

Dal 2007, anno di apertura della suddetta crisi, ad oggi. Un periodo che si lega ad un dato alquanto significativo: l’espansione annuale del credito bancario a imprese e famiglie in Italia si è ridotta di circa 12 punti percentuali, arrivando praticamente al valore ‘zero’ in questi primi mesi del 2010.

Ma se le associazioni dei consumatori ed i sindacati hanno spesso parlato di Credit Crunch, stretta creditizia, ovvero la poca propensione da parte delle banche, nel periodo di maggior crisi, a concedere prestiti a famiglie e soprattutto ad aziende in difficoltà economiche, Bankitalia la pensa diversamente.

Ad aver contribuito in maniera determinante all’espansione pressoché nulla del credito bancario verso nuclei familiari e pmi, secondo il principale organo creditizio nazionale, infatti, sarebbe stato il crollo non dell’offerta, bensì della domanda, da parte delle stesse famiglie ed imprese.

Tale ideologia è stata resa nota in un rapporto di Bankitalia, secondo il quale il sistema bancario italiano avrebbe risposto come pochi in Europa al periodo di crisi, e pertanto la mancata espansione creditizia sarebbe da imputare alla debolezza del mercato immobiliare e alla caduta dei consumi e, per le imprese, al minor fabbisogno finanziario, a sua volta legato alla netta contrazione degli investimenti.

Certo, non riconoscere, almeno in parte, i timori delle banche di non veder rientrare il denaro prestato, dinanzi alle difficoltà economiche di questo o quel cliente, sarebbe quantomai ingiusto. Ed infatti, il fenomeno del Credit Cruch non è stato disconosciuto del tutto da Fabio Panetta e Federico M.Signoretti del Servizio studi di congiuntura e politica monetaria di Bankitalia.

“Le analisi empiriche e gli indicatori congiunturali, inclusi i sondaggi condotti presso banche e imprese - spiegano i due esperti – segnalano che a frenare i prestiti avrebbero contribuito anche tensioni dal lato dell’offerta dovute soprattutto all’aumento della rischiosità dei prenditori oltre che all’impatto che la crisi ha avuto, specialmente in una prima fase, sulla condizione patrimoniale e di liquidità delle banche, sulla loro capacità di accedere ai finanziamenti esterni”.

di Matteo Aldamonte


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