Sono iTunes e PayPal le nuove frontiere delle truffe online. Anzi, sarebbe bene di parlare di una vera e propria ondata di truffe, tramite le quali i malintenzionati del web riescono ad ottenere le credenziali di accesso degli utenti, grazie alle quali è possibile entrare e svuotare i conti degli stessi.

Denaro messo da parte, denaro destinato ad acquisti online e comunque a faccende personali, che sparisce in men che non si dica. Senza poter fare nulla. Succede con sempre maggiore frequenza, anche con cifre particolarmente importanti: un utente ha segnalato ammanchi per mille dollari, un altro addirittura per 4700. Arriveranno i rimborsi, assicurano da PayPal, ma la situazione è ancora di pericolo.

Come si muovono i nuovi truffatori? Ci sarete già sicuramente passati: e-mail firmate da un qualche gruppo bancario, o - come in quest’ultimo caso - da PayPal, oppure da eBay, dove vengono notificati account bloccati, debiti, mancati pagamenti, ritardi, spostamento dei vostri soldi. Insomma, le situazioni più disparate, tutte in grado di far preoccupare immediatamente l’utente meno esperto.

Il nome corretto di tale operazioni è Phishing, e va affrontato sempre con attenzione, perchè si muove attraverso vere e proprie campagne fatte di e-mail invasive. Spam allo stato puro, che purtroppo continua a trovare riscontro in utenti distratti o magari poco esperti, che, allarmati dalle notifiche ricevute, cliccano sui link forniti da queste mail e, credendo di effettuare il login nei loro conti originari, forniscono i loro dati ai malfattori, i quali provvedono a ‘svuotare’ letteralmente i loro conti.

Le raccomandazioni per evitare di cadere nelle trappole sono sempre le stesse: non cliccare sui link che si trovano nei messaggi di posta elettronica, in caso di dubbio cambiare la password e rimuovere dal conto PayPal le informazioni sulla carta di credito e, infine, se si notano degli ammanchi sospetti (ossia non si è fatta alcuna spesa eppure il credito è stato ugualmente scalato) provvedere ad avvertire immediatamente sia PayPal che la banca.

di Matteo Aldamonte


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